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	<title>scuola scuola</title>
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	<description>stefano mirti - materiali didattici (1995/2008)</description>
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		<title>una casa sul fiume</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 20:07:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stefanomirti</dc:creator>
				<category><![CDATA[torino - politecnico (1997/8)]]></category>

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		<description><![CDATA[stefano mirti corso di arredamento e architettura degli interni facolta&#8217; architettura / politecnico di torino (AA 1997/8) germana bricarello La mia presenza al corso di arredamento e architettura degli interni è nata per una serie di circostanze un po’ casuali. Sostanzialmente il motivo per cui sono stato coinvolto dalla prof.ssa Bricarello nell’organizzazione del suo corso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scuolascuola.wordpress.com&amp;blog=4566402&amp;post=4&amp;subd=scuolascuola&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>stefano mirti<br />
corso di arredamento e architettura degli interni</p>
<p>facolta&#8217; architettura / politecnico di torino (AA 1997/8)<br />
germana bricarello</p>
<p>La mia presenza al corso di arredamento e architettura degli interni è nata per una serie di circostanze un po’ casuali.<br />
Sostanzialmente il motivo per cui sono stato coinvolto dalla prof.ssa Bricarello nell’organizzazione del suo corso è legato all’esistenza delle borse di collaborazione ai corsi per i dottorandi.<br />
In realtà io non mi ero mai occupato prima dell’architettura degli interni, inoltre non conoscevo personalmente la docente: insomma si è trattato per me di un’esperienza completamente nuova.<br />
<span id="more-4"></span></p>
<p>La collaborazione alle attività didattiche è stata riferita principalmente ad una esercitazione, parte del programma curricolare degli studenti che frequentavano il corso.<br />
Il tema dell’esercitazione (deciso di comune accordo con Germana e con gli altri assistenti) può essere sintetizzato in questa maniera:</p>
<p>progettate una casa sul fiume</p>
<p>Iniziamo con il definire il tema di lavoro nelle sue linee più generali.<br />
Schematicamente potremmo parlare di  un parallelepipedo di sei per sei per sei metri, posizionato lungo una delle aree fluviali nell&#8217;area torinese.<br />
Un luogo per abitare.</p>
<p>La casa in cui si avverano i nostri desideri.<br />
Si tratta di lavorare a partire dalla propria persona.<br />
Dalle nostre passioni, dagli hobby, dai progetti che abbiamo fatto in passato e che ci piacerebbe fare in futuro.<br />
Dai film che abbiamo visto, dai libri letti, dai nostri amori.</p>
<p>E&#8217; importante mantenere il vincolo del cubo. E&#8217; l&#8217;unico appiglio che abbiamo per non perderci nel mare di instabilità che sta intorno a noi.</p>
<p>Un fiume inteso come metafora.</p>
<p>In realtà questo progetto può essere impostato partendo da molteplici punti di partenza.<br />
Nel capoverso precedente abbiamo parlato di un progetto che parte dalla nostra persona per arrivare ad un progetto di interni configurante un parallelepipedo inserito nel paesaggio.<br />
Ai primi due termini (i luogo dei nostri desideri e il parallelepipedo) abbiamo poi aggiunto un riferimento alle aree fluviali, al fiume.</p>
<p>Una città di quattro fiumi.</p>
<p>Torino ha quattro fiumi, noi generalmente ci rapportiamo esclusivamente con il Po, i più curiosi ed intrepidi a volte si spingono fino alla Dora.<br />
In realtà ce ne sono altri due, la Stura e il Sangone.<br />
I territori fluviali della nostra città sono l&#8217;area su cui potremmo indirizzare le nostre attenzioni.</p>
<p>Si può partire dai Murazzi, dal Valentino per arrivare ai territori del margine, allargando le nostre esplorazioni e le nostre descrizioni, i nostri desideri.<br />
Tutto questo deve entrare in risonanza con il progetto di interni.<br />
Il parallelepipedo è il riferimento e il guscio di tutto questo.<br />
Il mondo interno dei nostri sogni, della nostra persona, dei nostri desideri si affaccia su questo mondo esterno dai caratteri un poco inquietanti.<br />
La nostra competenza progettuale è lo strumento che ci permette di definire questo intreccio.<br />
Non ci deve essere frattura tra progetto d&#8217;interni, progetto di architettura, indagine territoriale.</p>
<p>E i riferimenti?</p>
<p>Sin qui si è parlato di fiumi, di esplorazioni, di suggestioni extra-disciplinari, di tutto  tranne che dell&#8217;architettura degli interni nella sua accezione tradizionale.<br />
Scelta un&#8217;impostazione di questo tipo, arrivati sin qui risulta difficile fare l&#8217;elenco degli architetti che vanno bene, delle case da guardare, delle riviste e dei libri da sfogliare.</p>
<p>Forse si possono indicare alcuni esempi di abitazioni fatte partendo dall&#8217;idea di desiderio. Case che magari non sono dei parallelepipedi sei per sei per dodici, ma che hanno in sè tutto.<br />
Architetture di emozioni.</p>
<p>Attenzione, architetture di emozioni non vuol dire architetture fatte secondo l&#8217;impulso delle emozioni: si tratta di lavori che sono frutto di metodologie accurate e riconoscibili, percorsi progettuali raffinati frutto di metodo, grande rigore e maestria.<br />
Le indicazioni fornite devono essere intese con questa accezione, soprattutto se riferita al tema dell&#8217;abitazione dei propri sogni.<br />
Il progetto del luogo dove abitare fatto a partire dai propri sogni, deve essere metodologicamente ineccepibile.<br />
La progettazione deve seguire un percorso intellettuale ben definito, che faccia riferimento ad una traccia chiara e precisa.<br />
Le scelte progettuali devono essere tra di loro collegate, a formare un discorso d&#8217;insieme coerente e comunicabile ad altri.</p>
<p>Il Cabanon di Le Corbusier, le architetture di Eileen Gray e Lina Bo Bardi.<br />
Alcune abitazioni che architetti ingegnosi si erano progettati per le proprie vite:<br />
la casa degli Eames a Pacific Palisades, gli interni di Mollino e di Sottsass.<br />
La casa di Melnikov a Mosca e quella al villaggio dei giornalisti di Milano di Figini e Pollini.<br />
Casa Malaparte a Capri e alcuni progetti di Albini.</p>
<p>Questa lista molto sommaria è in realtà importante perchè si tratta di esempi che non sfuggono ai vincoli definiti dalle destinazioni d&#8217;uso, dalle caratteristiche distributive, da considerazioni funzionali, tecnologiche e normative.<br />
Buon lavoro!</p>
<p>Dopo aver lasciato il materiale in centro stampa, le indicazioni bibliografiche e le cartografie, gli studenti hanno iniziato a lavorare.</p>
<p>Devo dire che è capitata una cosa strana.<br />
Io mi immaginavo che si sarebbe definito un sistema di rapporto con gli studenti  per il quale gli studenti stessi venivano, facevano vedere i disegni, io li avrei corretti, e così via fino all’esame.</p>
<p>Effettivamente, da un certo punto di vista capitava proprio questo.<br />
Gli studenti venivano a correzione, si ragionava insieme a loro sul progetto, venivano fatte le correzioni necessarie e si andava avanti.<br />
Mi capitava spesso di correggere una serie di imprecisioni e disattenzioni. Le distribuzioni che funzionano così così, qui nella scala a chiocciola mi sembra che si sbatte la testa, non capisco come funziona la struttura portante del nostro cubo&#8230;</p>
<p>Però c’era un altro aspetto.<br />
Inaspettato, abbastanza emozionante.<br />
In realtà quello che imparava un sacco di cose ero io.<br />
Alla fine della sessione degli esami, ripensando a tutti i lavori visti, agli studenti (e alle studentesse), alle mille correzioni, ai modelli, gli schizzi e i disegni, ho capito che quello che aveva imparato più di tutti ero io.</p>
<p>Questo è stato per me bellissimo, un regalo inaspettato.</p>
<p>Quando si è deciso di fare una pubblicazione con i lavori degli studenti, ho pensato che sarebbe stato bello cercare di comunicare tutto questo flusso di energia e di idee degli studenti con cui ho avuto a che fare.</p>
<p>Fare l’elenco dei progetti più belli sarebbe stato un poco noioso e banale.<br />
Forse è più interessante cercare di spiegare quali sono i progetti da cui ho imparato il maggior numero di cose, quei lavori che hanno condotto la mia attenzione su aspetti a me non troppo evidenti, progetti che rivelavano attenzioni e aperture inaspettate.</p>
<p>La maniera più semplice e diretta per comunicare tutto questo è stata l’organizzazione di un piccolo dizionarietto, organizzato secondo una serie di voci.<br />
Ogni voce è spiegata e illustrata con i lavori sopracitati.<br />
Di alcuni c’è solo un dettaglio, di altri le fotografie del modello, oppure una planimetria. In certi casi la cosa migliore è stata il mettere a confronto le diverse versioni sviluppate nel corso del lavoro.<br />
Certe voci sono molto sintetiche, altre un poco più estese.</p>
<p>Come dicevo prima, questo anno passato nel corso di interni è stato interessante e ricco di scoperte.<br />
Spero che questa pubblicazione riesca a comunicare in maniera chiara e diretta le abilità progettuali messe in gioco dagli studenti.<br />
Che ovviamente ringrazio di tutto cuore perchè essere stato il loro assistente è stata un’attività oltremodo gratificante e piacevole.<br />
Grazie mille (anche a Germana, perchè se non c’era lei tutto questo non si sarebbe messo in moto) e buona lettura.</p>
<p><strong>Cemento</strong></p>
<p>Una casa di cemento, durissima, annegata per tre quarti dentro il ghiaione della Stura.<br />
La porta è a compartimentazione stagna, per evitare spiacevoli sorprese quando il fiume si alza.<br />
Se l’effetto da fuori è di grande forza, una volta entrati dentro è ancora più forte.<br />
Il cubo è vuoto, una scaletta per scendere, l’illuminazione arriva da un taglio della soletta superiore.<br />
Per viverci, un unico elemento: un modulo in legno e pvc che contiene il blocco acqua. Sul lato superiore del modulo il letto.</p>
<p>Mozzafiato!<strong></strong></p>
<p><strong>Diamante</strong></p>
<p>Una casa come un diamante.<br />
Due strutture cubiche, ruotate sui due assi di quarantacinque gradi.<br />
Una struttura in acciaio, l’altra in cemento.<br />
Risultato: una stella a sedici punte, alcune trasparenti, altre opache.<br />
Dentro, un soppalco appeso.<br />
Il modellino era affascinante,<br />
le piante e le sezioni assolutamente strepitose.</p>
<p><strong>Ecologia</strong></p>
<p>Ovviamente c’era anche la casa ecologica.<br />
Un progetto di grande qualità: tutto definito a partire dai principi bioclimatici sia in termini di organizzazioni spaziali che per quel che concerne i materiali, gli accorgimenti, le piccole (e grandi) attenzioni.<br />
Devo confessare che la parte che più mi affascina del progetto è però l’organizzazione delle aperture della serra.<br />
Un sacco di finestre, alcune grandi, alcune piccole, tutte diverse. Certe si aprono verso l’alto, altre verso il basso, alcune a sinistra e altre a destra.<br />
Un sistema libero, non definito da regole precostituite o retoriche puntuali: la libertà compositiva di questo elemento mette in tensione tutto il resto del progetto governato dai principi della bioclimatica.</p>
<p><strong>Essenzialità</strong></p>
<p>- Il suo progetto è molto bene impostato, la distribuzione funziona bene, l’insieme è semplicissimo ma di grande qualità. Dai disegni sembrerebbe però che lei non abbia pensato all’illuminazione: per esempio, guardiamo la pianta. Questo soggiorno non ha nessun tipo di luce artificiale?<br />
- Beh, no. Vede questo puntino? Ecco, questa è la lampada parentesi di castiglioni.In pianta è un punto quasi invisibile, ma in realtà è sufficiente a illuminare tutta la stanza.n</p>
<p><strong>Giunzioni</strong></p>
<p>Come si attacca un elemento ad un altro è un tema difficile, a volte il punto in cui tutto il progetto casca.<br />
Altre volte è il punto di forza del progetto, o addirittura il momento in cui l’intero processo progettuale fa il salto.<br />
Cemento + acciaio.<br />
Senza avere due linee parallele!</p>
<p><strong>Innamorarsi</strong></p>
<p>Certe case sembravano fatte apposta per fare battere forte il cuore.<br />
Un’ansa della Dora, verso Collegno.<br />
Quel luogo specifico perchè ci sono due ciliegi fioriti che rendono il luogo molto particolare.<br />
I ciliegi, i fiori bianchi, il fiume in lontananza dietro al canneto.<br />
La città è a poche centinaia di metri ma sembra di essere lontani mille miglia.<br />
La casetta progettata era tutta di legno, di fuori e di dentro.<br />
Dall’involucro agli ambienti interni, fino agli arredi e ai dettagli.<br />
Tutto di legno (beh non proprio tutto, ma l’importante è il principio generale).</p>
<p><strong>Incomunicabilità</strong></p>
<p>Tutti i progetti avevano i loro riferimenti. Qualcuno partiva dalle riviste alla moda, qualcun’altro dai grandi maestri.<br />
Un solo progetto era impostato a partire da suggestioni cinematografiche.<br />
(attenzione: non si tratta dell’immaginario di Blade Runner o delle suggestive ambientazioni dei road-movies americani).<br />
Da un punto di partenza difficile come il cinema di Michelangelo Antonioni.</p>
<p>&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<br />
&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.<br />
&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</p>
<p><strong>Nuvole</strong></p>
<p>C’era un progetto particolare, perchè anzichè partire dal fiume partiva dai gasometri lungo la Dora.<br />
Il cubetto era aggrappato alla struttura in acciaio del gasometro, per arrivarci bisogna arrampicarsi lungo le scalette esterne.<br />
Ma la vera sorpresa la si scopriva entrando nell’abitazione.<br />
Il pavimento era in lastre di vetro, che sembrava di camminare per aria.<br />
In pratica si era in mezzo alle nuvole, con le gambe per aria (che non è un modo di dire ma una constatazione di quello che capitava entrando nella casa).<br />
C’era poi una scala appesa che portava alla parte superiore, con una poltroncina che somigliava tantissimo a quella di Albini per la Triennale del ‘40.<br />
Per non parlare delle pareti: un’unica libreria a tutt’altezza, che foderava le pareti e rendeva questa casa ancora più speciale.</p>
<p><strong>Scommessa</strong></p>
<p>Una casa come una scommessa, un esame come una scommessa.<br />
Il principio che regola la progettazione è quello dell’azzardo puro, il bluff.<br />
Quella che sembra il bagno è in realtà il salotto, la scala a chiocciola è una scaffaliera, per salire si usa l’armadio (che sembra un armadio ma in realtà è un montacarichi).<br />
Al piano superiore non c’è una piscina: è in realtà un letto ad acqua con il comodino sagomato a forma di trampolino.<br />
Ovviamente le aperture verso l’esterno danno alla casa l’inequivocabile forma di un dado: oblò che si aprono in numero diverso (uno-due-tre-quattro-cinque-sei) a seconda dei lati.</p>
<p><strong>Sensualità</strong></p>
<p>Questo progetto prende spunto da una frase di Eileen Gray (o forse la frase è stata trovata lungo la strada, ma che importa?).<br />
&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;<br />
Le progettiste spiegavano il loro progetto così:<br />
un’architettura intesa come la moda, con le superfici che cambiano con il passare delle stagioni, che si mettono e che si tolgono come i propri vestiti.<br />
Una casa che in realtà è un padiglione per le feste estive, ancorato sul Po di fronte ai Murazzi.<br />
Un’architettura fatta a partire dai cinque sensi, con affascinanti trasparenze, tattilità esasperate, materiali stravaganti e inaspettati, colori che cambiano a seconda se la luce è naturale o artificiale.<br />
Un progetto per il giorno e uno per la notte, positivo e negativo, maschile e femminile: una casa che si apre o si chiude a seconda delle nessità e desideri di chi la abita e la attraversa.<br />
Il tutto con una struttura semplicissima: tubolari innocenti, partizioni di tela, giunti di produzione corrente.<br />
Probabilmente si tratta del cubo che costa di meno ma che nel contempo non ha rivali in termini di suggestione formale: è un esame di arredamento ma sembra di essere al concerto delle spicegirls!</p>
<br /><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/scuolascuola.wordpress.com/4/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/scuolascuola.wordpress.com/4/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/scuolascuola.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/scuolascuola.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/scuolascuola.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/scuolascuola.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/scuolascuola.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/scuolascuola.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/scuolascuola.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/scuolascuola.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/scuolascuola.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/scuolascuola.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/scuolascuola.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/scuolascuola.wordpress.com/4/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/scuolascuola.wordpress.com/4/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/scuolascuola.wordpress.com/4/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=scuolascuola.wordpress.com&amp;blog=4566402&amp;post=4&amp;subd=scuolascuola&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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